Nella svolta green dell’UE c’è ancora spazio per gas e nucleare

La Commissione Europea ha varato la nuova tassonomia, ossia l’elenco esaustivo delle attività considerate compatibili con gli obiettivi di decarbonizzazione (che prevedono un’UE climaticamente neutra entro il 2050) e che potranno ottenere dunque l’etichettatura verde assegnata da Bruxelles. Come ampiamente preventivato, l’esecutivo comunitario ha incluso in tale indice la produzione derivante dall’utilizzo di gas e processi di fissione nucleare, seppure a ben determinate condizioni:

  • Per quanto riguarda le centrali a gas, rientreranno nell’elenco solo quelle costruite entro il 2030, e per sostituire impianti a carbone o petrolio in un Paese con chiari impegni politici a intraprendere la transizione. Al contempo, si dovrà provvedere, entro il 2035, alla sostituzione di gas di origine fossile con gas naturali (ad esempio, derivanti da biomasse);
  • Gli impianti nucleari dovranno utilizzare le tecnologie più avanzate possibili (al momento, rappresentate dalla quarta generazione di reattori) e prevedere precisi piani di smaltimento delle scorie.

Il documento, votato con 20 voti favorevoli, 3 contrari e 4 riserve (tra cui il commissario Paolo Gentiloni), dovrà adesso passare al vaglio di Consiglio e Parlamento, dove si preannuncia una battaglia serrata, essendo stata chiara fin da subito la contrarietà di alcune formazioni politiche, tra cui naturalmente i Verdi (ma non solo), con una predisposizione che spesso riflette il sentimento predominante negli Stati membri di appartenenza: la Germania, attiva da anni nel processo di decarbonizzazione e a partire dalla Catastrofe di Fukushima anche nella chiusura delle centrali nucleari, ha fin da subito espresso tutta la propria contrarietà al documento, mentre la Francia è più possibilista (specie sul nucleare, fiore all’occhiello della produzione energetica transalpina), e l’Italia, sensibile al tema gas, ha cercato anch’essa di far presenti i propri interessi.

Ad ogni modo, va ricordato che il documento sulla tassonomia non crea alcun obbligo in capo agli Stati, né pone divieti: semplicemente, le attività non incluse nell’elenco non avranno la possibilità di fregiarsi dell’etichetta verde UE, ma gli Stati potranno ancora decidere come muoversi in tutti i settori, ben sapendo tuttavia che la strada verso la decarbonizzazione è tracciata, e non si tornerà indietro.