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Agemed https://agemed.eu Agenzia per lo sviluppo del territorio del mezzogiorno e del mediterraneo Fri, 07 Feb 2025 13:34:03 +0000 it-IT hourly 1 Una bussola per l’Europa https://agemed.eu/news/notizie-europa/una-bussola-per-leuropa/ https://agemed.eu/news/notizie-europa/una-bussola-per-leuropa/#respond Fri, 07 Feb 2025 13:34:03 +0000 https://agemed.eu/?p=6110 La Commissione Europea ha reso noti gli orientamenti che guideranno... Leggi tutto »

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La Commissione Europea ha reso noti gli orientamenti che guideranno l’azione politico-economica del secondo esecutivo Von der Leyen, in carica fino al 2029.

In un contesto caratterizzato da forti turbolenze politiche a livello internazionale – con aree di crisi in Europa orientale e Medio oriente, ed inoltre la cronica instabilità del continente africano e un punto interrogativo su Taiwan a completare un quadro a tinte fosche – e da profondi mutamenti nelle architetture socioeconomiche e delle relazioni globali, in primis la corsa all’AI e lo scontro ormai a tutto campo tra USA e Cina per un predominio non semplicemente economico ma politico-culturale, che includa la ridefinizione dei paradigmi che regolano i rapporti tra le nazioni (con la Russia sempre in cerca di un posto al sole), l’Unione Europea cerca di superare delle difficoltà che sembrano ormai affliggerla in maniera strutturale.

I ritmi sono ormai serratissimi, i problemi (noti) non sono stati risolti, e con il ritorno di Trump alla Casa Bianca aumentano le variabili che rischiano di definire un futuro che potrebbe vedere l’UE come coccio di terracotta in mezzo a vasi di ferro. Gli elementi che appesantiscono l’azione europea sono stati più e più volte evidenziati, in ultimo dai lavori di Enrico Letta e Mario Draghi: in particolare, quest’ultimo ha sottolineato come occorrano ingenti investimenti per recuperare il gap della produttività, abbattere i costi dell’approvvigionamento energetico, semplificare gli adempimenti burocratici delle imprese, sviluppare un vero mercato unico e una difesa comune adeguata.

Molti di queste criticità sono state fatte proprie dalla Commissione, che ha evidenziato come occorra lavorare soprattutto sulla competitività del sistema Europa, a partire dal mondo imprenditoriale. 

In tale ottica, Bruxelles ha definito tre obiettivi da raggiungere quanto prima:

  1. 1. Continuare nell’attuazione della decarbonizzazione (anche al fine di abbassare i costi dell’energia);
  2. 2. Innalzare il tasso di innovazione delle imprese;
  3. 3. Aumentare la sicurezza anche attraverso il decremento delle dipendenze europee (energia, materie prime critiche, difesa, etc.)

Il primo punto vorrebbe essere una sintesi tra le spinte dei conservatori europei, coadiuvati dalle federazioni industriali e dagli imprenditori, che premono per una rimodulazione/superamento degli schemi del Green Deal (che ricordiamo fu proprio la prima Commissione Von der Leyen a varare) e le preoccupazioni dei progressisti e delle associazioni del terzo settore (e in parte i sindacati) che si proceda con lo smantellamento delle politiche di sostenibilità socio-ambientale e si faccia un passo indietro sulla strada che porta agli obiettivi di contenimento e lotta al cambiamento climatico. Rimane da capire come l’esecutivo procederà ad affrontare le problematiche caroprezzi energetici/lotta all’inquinamento, che sembrano essere antitetiche ma potrebbero trovare una quadra. Intanto, l’esecutivo ha definito una road map con l’implementazione, tra gli altri, del Clean industrial deal (per decarbonizzare il settore industriale), dell’Affordable energy action plan (per tenere sotto controllo i prezzi) e dell’Industrial decarbonisation accelerator act (per supportare le imprese durante la transizione).

Per quanto riguarda l’innovazione, da tempo stiamo assistendo ad un totale sconvolgimento dei rapporti di forza nella manifattura, dovuto essenzialmente alla rivoluzione economica che ormai ha fatto entrare le società nel pieno di una nuova ondata tecnologica, che supera quella dell’informazione e della comunicazione per approdare sui lidi dell’intelligenza artificiale, delle bio e nano tecnologie applicate alla produzione e alla medicina, al cloud computing e ai computer quantistici. Bruxelles riconosce che l’Europa, ad oggi, risulta essere indietro su tutto; liberare il potenziale europeo, permettendo di recuperare terreno nei settori deeptech (esemplificativi sono le previsione dei decreti su AI, il quantum act, l’atto per i materiali avanzati e quelli per le biotecnologie e per lo spazio) ma anche a quelle industrie manifatturiere che fino a prima del Covid erano il fiore all’occhiello del continente (ad esempio quella automotive) è più che un traguardo da raggiungere, è una questione di sopravvivenza, per evitare che l’Europa diventi un semplice luogo di scambio merci prodotte altrove, o al massimo un mercato di assemblatori di tecnologie e prodotti extracomunitari. In ottica competitività in senso strettamente giuridico, invece, destano particolare interesse la “Revisione delle Linee Guida sul Controllo delle Fusioni Orizzontali” nonché l’intenzione dell’UE di istituire un 28° regime giuridico, che includa gli oneri fiscali, fallimentari, societari, tributari, del lavoro, cui potranno adeguarsi le singole imprese: questo permetterà alle stesse di essere automaticamente in regola ovunque nei Paesi membri, senza dover procedere ad aggiustamenti particolari per poter operare oltre frontiera. 

Infine, la sicurezza: tema che a partire dall’invasione russa dell’Ucraina ha evidenziato sempre più le carenze europee per almeno tre motivi.

La dipendenza dalle forniture russe di gas (e in misura minore petrolio) ha sottolineato il potere di ricatto che un eventuale Paese terzo aggressivo può avere sull’Unione; sostituire un fornitore con altri – anche se amici come gli USA – come è stato fatto negli ultimi tre anni, non fa altro che spostare il problema. Occorre potenziare le rinnovabili, aumentare l’efficienza della produzione, della mobilità, dell’edilizia in modo tale che diminuisca il fabbisogno, aprire al nucleare di nuova generazione.

La dipendenza dai sistemi di difesa americani, intesi come armamenti, capacità strategica, informatica ed elettronica, spazio, rende evidente che l’UE non solo non sia in grado di affrontare minacce – sia fisici che digitali – né su larga scala né locali, provenienti da nemici più o meno lontani, ma anche che sia totalmente subalterna al volere del potente alleato: nel caso di raffreddamento dei rapporti, o divergenza di obiettivi/opinioni, è l’Europa a uscirne indebolita, non certo gli USA.

La dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche (terre rare, ma anche litio e cobalto) rende poi deboli potenzialmente le capacità produttive europee nei settori a più alto valore aggiunto di conoscenza, che sono quelli maggiormente remunerativi e risultano anche al giorno d’oggi strategici, e considerata la predominanza della Cina sia nella produzione che nella lavorazione dei materiali suddetti, vi è anche qui un potenziale rischio ricatto.

La Commissione ha dunque chiaro come sia necessario un deciso cambio di rotta, sia nelle politiche che nella definizione degli obiettivi, e ha definito cinque attuatori trasversali che possano supportare l’attuazione dei tre pilastri summenzionati:

  1. 1. Semplificare la burocrazia, specie per le imprese; 
  2. 2. Supportare il coordinamento delle politiche tra livello comunitario e nazionale 
  3. 3. Completare il mercato interno eliminando le barriere ancora esistenti;
  4. 4. Finanziare la competitività;
  5. 5. Promuovere le competenze del futuro;

Sul primo punto, si sta definendo un decreto c.d. Omnibus, che dovrebbe vedere la luce entro la primavera, e che conterrà una serie di semplificazioni che dai calcoli degli esperti dovrebbero garantire alle imprese risparmi per oltre 37 miliardi di Euro.

Per quanto attiene il mercato interno, la priorità è completare l’Unione dei capitali, in modo tale da permettere la circolazione dei notevoli fondi privati che finiscono per essere investiti negli USA a causa della parcellizzazione dei mercati europei, incapaci di assorbirli efficacemente. Aumentare gli investimenti dei privati consentirebbe di provare a recuperare quel gap che separa le aziende europee dalle concorrenti americane e cinesi, che possono contare su finanziamenti notevoli (privati ma anche pubblici, specie nel caso di Pechino).

Gli sforzi poi saranno diretti al supporto delle competenze dei lavoratori, al fine di garantire la diffusione di lavori altamente qualificati ed in linea con i maggiori trend tecnologici. 

Il coordinamento delle politiche comunitarie con quelle nazionali intende poi evitare che gli Stati membri perseguano obiettivi separatamente, annoso problema che ha zavorrato la crescita dell’Unione durante tutta la sua esistenza.

 

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Italia al top UE per valore aggiunto in agricoltura https://agemed.eu/news/notizie-italia/italia-top-ue-agricoltura/ https://agemed.eu/news/notizie-italia/italia-top-ue-agricoltura/#respond Fri, 24 Jan 2025 10:08:06 +0000 https://agemed.eu/?p=6104 In un periodo caratterizzato da una flessione del comparto industriale... Leggi tutto »

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In un periodo caratterizzato da una flessione del comparto industriale che sembra senza fine – registrati 22 mesi consecutivi di diminuzione della produzione industriale, trascinata in basso soprattutto da un settore automotive in grave affanno – arrivano notizie confortanti dall’agricoltura.

Difatti, l’Italia rileva per il 2024, in termini di volume, un incremento per quanto riguarda produzione (+1,4%) e valore aggiunto dell’output (+3,5%), dato quest’ultimo che per la prima volta piazza il nostro Paese in vetta alla classifica UE-27, superando Francia, Spagna e Germania, nostre tradizionali “rivali”.

Con riferimento alla produzione, l’aumento dell’1.4% si accompagna ad una crescita dello 0,8% dei relativi prezzi di vendita, che fissa il valore totale a 74,6 miliardi di euro (con un delta positivo di 1,6 miliardi di euro rispetto al 2023).

Per quanto attiene invece il valore aggiunto, quantificabile in un valore di 42.4 miliardi (la Spagna che registra 39,5 miliardi di euro, la Francia 35,1 miliardi e la Germania 31,9 miliardi) che equivale ad un +9% in termini valoriali, a colpire sono soprattutto i dati relativi alle coltivazioni, che salgono del 1.5%, alle attività secondarie (che includono agriturismi e produzione di rinnovabile), che pongono l’Italia in vetta all’UE con un sorprendente +5.2%, e quelle connesse ai costi dell’input, in calo del 2.9 (a fronte di un calo europeo dello 0.9%), fattore che lascia intravedere la luce per quanto riguarda i costi affrontati da parte degli imprenditori, che nel precedente triennio (2021-2023) erano cresciuti enormemente causa rimbalzo post covid e incremento degli energetici.

Nel complesso, al netto di dati negativi come il calo del comparto zootecnico (-2,2%) e le difficoltà di quelli cerealicolo (-7.1%) e olivicolo (-5%), la riduzione dei volumi di input necessari alla produzione e l’incremento deciso nelle rinnovabili possono far ben sperare per il futuro del settore agricolo. 

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ENERGIA PERNO DEL 2025 https://agemed.eu/news/notizie-italia/energia-perno-del-2025/ https://agemed.eu/news/notizie-italia/energia-perno-del-2025/#respond Fri, 24 Jan 2025 10:06:28 +0000 https://agemed.eu/?p=6102 Che l’energia sia uno dei temi più importanti di questi... Leggi tutto »

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Che l’energia sia uno dei temi più importanti di questi ultimi anni è sotto gli occhi di tutti. Le politiche europee da diversi anni a questa parte hanno avuto ed hanno come perno l’ambiente e l’energia, e proprio quest’ultime hanno subito una brusca accelerazione a causa del conflitto che si sta svolgendo in Ucraina. Le imprese devono fronteggiare così dei costi sempre maggiori: per l’energia e per gli adeguamenti alla transizione green, con la difficile sfida di riuscire a mantenere competitiva la propria produttività. La politica industriale del Governo, dunque, mira a sostenere le imprese su queste tematiche con incentivi che devono essere colti il più possibile e in sinergia dalle imprese. 

A fine 2024 è stato pubblicato un decreto denominato “Sostegno per l’autoproduzione da fonti rinnovabili per le PMI”; si tratta di un bando che fornisce contributi a fondo perduto (40%) alle PMI per l’installazione di impianti fotovoltaici/mini-eolici (e stoccaggio) per un range di investimento che va da minimo 30mila euro ad un massimo di 1 milione, e costituisce un’ottima opportunità per due ragioni: la prima, che risulta ben compatibile con la struttura dell’Industria italiana composta per larghissima parte da imprese di quel taglio per dimensione e capacità di investimento; la seconda, che può essere ancora più conveniente in relazione alla spesa effettiva per l’investimento se sfruttato con un altro intervento su cui il Governo punta moltissimo, Transizione 5.0, che grazie agli emendamenti della legge di Bilancio 2025 è divenuto cumulabile con altri incentivi. Il Bando attualmente è in attesa dell’emanazione di un decreto che ne stabilisca la data di apertura.

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ZES UNICA, UN BREVE BILANCIO https://agemed.eu/news/zes-unica-un-breve-bilancio/ https://agemed.eu/news/zes-unica-un-breve-bilancio/#respond Thu, 16 Jan 2025 17:00:20 +0000 https://agemed.eu/?p=6095 La Zes Unica nell’ultimo anno è stata oggetto di snellimenti... Leggi tutto »

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La Zes Unica nell’ultimo anno è stata oggetto di snellimenti burocratici e di stanziamenti da parte di una pluralità di soggetti e fondi. Ecco che, a gennaio 2025, se ne traccia un bilancio per quella che ne è stata l’efficacia per il 2024. 

I numeri dicono che la Zes Unica per il Mezzogiorno ha registrato autorizzazioni che hanno impiegato risorse per 7 miliardi, con ricadute sul mercato di lavoro positive per 7mila nuove occupazioni, confermandosi un traino per l’economia del Sud. Il Governo, inoltre, con la Legge di Bilancio per il 2025, ha confermato le misure per i crediti d’imposta (anche quella per il settore agricolo) apportando modifiche sui massimali e finestre temporali per richiedere il beneficio, prevedendo la possibilità di effettuare un cumulo con Transizione 5.0, anch’essa potenziata con aliquote maggiori.

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Accordo Confindustria-Intesa Sanpaolo: 200 mld per rilanciare l’industria italiana https://agemed.eu/news/notizie-italia/accordo-confindustria-intesa-sanpaolo/ https://agemed.eu/news/notizie-italia/accordo-confindustria-intesa-sanpaolo/#respond Thu, 16 Jan 2025 16:40:59 +0000 https://agemed.eu/?p=6091 È stato raggiunto un accordo per il rafforzamento della partnership... Leggi tutto »

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È stato raggiunto un accordo per il rafforzamento della partnership che da circa 15 anni lega la federazione degli industriali italiani e il principale istituto finanziario del Paese.

Il nuovo piano programmatico, sviluppato per un valore di 200 miliardi di euro e con un orizzonte temporale che copre il prossimo quadriennio (fino al 2028 compreso), si basa sulla valutazione fondamentale che l’ecosistema italiano, particolarmente frastagliato – per ragioni storiche – e indebolito dalle molteplici crisi, legate al post pandemia, alla rottura delle catene del valore e all’innalzamento senza freni dei costi energetici (oltre che dalla concorrenza della Cina), deve evolversi se vuole superare le prove cui è e sarà in futuro sottoposto.

L’evoluzione del tessuto imprenditoriale italiano passa per due direttrici fondamentali: 

  • – La transizione green, vista sia come fattore di risparmio in termini di materia prima energetica, che ovviamente come modalità per mitigare gli impatti sull’ambiente, in un’ottica di contenimento dei rischi collegati ai cambiamenti climatici;
  • – La transizione digitale, fondamentale sia per incrementare la produttività e il valore aggiunto del manifatturiero, che per far fronte al calo demografico, ma anche per agevolare la stessa transizione green

Tutto questo necessita di ingenti investimenti, sia in termini materiali che immateriali: nuovi beni e macchinari, nuovi paradigmi di business e modelli produttivi, software avanzati, R&D in settori di frontiera e tecnologie emergenti, ed altro ancora.

L’obiettivo dell’accordo è quello di garantire gli strumenti finanziari necessari per aggiornare il sistema Italia, in collaborazione in primis con gli imprenditori, ma anche tenuto conto del ruolo del Governo e dell’UE in questa fase di passaggio tumultuosa dove nuovi attori nazionali e privati sono sorti e sono pronti a giocare un ruolo da protagonisti non solo nel prossimo futuro, ma adesso. 

Per tale motivo, rafforzare le filiere strategiche, realizzare pienamente le previsioni del PNRR, diminuire il prezzo delle forniture (e raggiungere la neutralità tecnologica), semplificare gli adempimenti di Transizione 5.0 e puntare ad una revisione del Green deal europeo – in particolare per quanto attiene al settore automotive, uno dei più colpiti dalla transizione e dalla concorrenza cinese nonché il più importanti in termini economici diretti ed indiretti – rappresentano concretamente l’oggetto del piano di assistenza finanziaria su cui l’accordo stesso si basa.

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LEGGE DI BILANCIO 2025 https://agemed.eu/news/notizie-italia/legge-di-bilancio-2025/ https://agemed.eu/news/notizie-italia/legge-di-bilancio-2025/#respond Tue, 07 Jan 2025 18:05:41 +0000 https://agemed.eu/?p=6080 Dopo il primo voto positivo giunto a Montecitorio il 20... Leggi tutto »

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Dopo il primo voto positivo giunto a Montecitorio il 20 Dicembre scorso, la legge di bilancio 2025 è stata approvata definitivamente dal Senato il 28/12/2024, come da prassi normativa prevista. 

La nuova finanziaria vale circa 30 miliardi di euro, ed interviene in molteplici ambiti, come di consueto (tassazione, cuneo fiscale, immobili e incentivi alle imprese).

Particolarmente attese erano le misure a sostegno delle famiglie e dell’imprenditoria, in un contesto, italiano ed europeo, particolarmente difficile viste le numerose incertezze che gravano sugli operatori e sui singoli. Inoltre, è presente la proroga per a ZES unica, credito d’imposta la cui previsione per una sola annualità aveva sollevato più di qualche dubbio tra gli addetti ai lavori, considerato anche il ridotto lasso di tempo messo a disposizione dal Governo.

 

TASSAZIONE E CUNEO FISCALE

Scaglioni IRPEF:

Vengono confermati i 3 scaglioni per l’IRPEF segmentati come segue con le relative aliquote:

  1. a) fino a 28.000 euro: 23%; 
  2. b) oltre 28.000 euro e fino a 50.000 euro: 35%; 
  3. c) oltre 50.000 euro: 43%.

Inoltre, la detrazione base prevista per i redditi di lavoro dipendente non superiori a 15.000 euro passa da 1.880 euro a 1.995 euro.

Trattamento integrativo:

Il trattamento integrativo viene modulato in 3 ipotesi:

  • – ipotesi 1: per i contribuenti con reddito complessivo non superiore a 15.000 euro qualora l’imposta lorda determinata sui redditi di lavoro dipendente (con esclusione di quelli di pensione e alcuni assimilati) sia di importo superiore a quello della detrazione per lavoro diminuita dell’importo di 75 euro rapportato al periodo di lavoro nell’anno è previsto un trattamento integrativo, pari a 1.200 euro.
  • – Ipotesi 2: sempre per i titolari di reddito di lavoro dipendente (esclusi i pensionati) che hanno un reddito complessivo non superiore a 20.000 euro è riconosciuta una somma risultante da una percentuale applicata al reddito di lavoro dipendente:
  1. a) Per un reddito di lavoro dipendente non superiore a 8.500 euro: 7,1%;
  2. b) Per un reddito di lavoro dipendente superiore a 8.500 euro ma non a 15.000 euro: 5,3%;
  3. c) Per un reddito di lavoro dipendente superiore a 15.000 euro: 4,8%.
  • – Ipotesi 3: per i titolari di reddito di lavoro dipendente (esclusi i pensionati) che hanno un reddito complessivo superiore a 20.000 euro spetta un’ulteriore detrazione dall’imposta lorda pari a: 
  1. a) se l’ammontare del reddito complessivo compreso tra 20.000 e 32.000 euro: 1.000 euro;
  2. b) se l’ammontare del reddito complessivo è compreso tra 32.000 e 40.000 euro: al prodotto tra 1.000 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 40.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 8.000 euro.

Detrazioni IRPEF per i redditi superiori a 75.000 euro:

Per i redditi superiori a 75.000 euro, gli oneri e le spese per le quali è prevista una detrazione dall’imposta lorda sono ammessi in detrazione fino a un ammontare dato dal prodotto tra un importo base e dei coefficienti in corrispondenza del numero di figli fiscalmente a carico. Le spese sanitarie e dei mutui contratti fino al 31 dicembre 2024 sono escluse dal tetto della revisione delle detrazioni, così come anche gli investimenti in start-up e Pmi innovative.

Adeguamento delle addizionali regionali e comunali all’ IRPEF:

Regioni, Province autonome di Trento e Bolzano e i Comuni possono per gli anni d’imposta 2025, 2026 e 2027, possono prevedere aliquote delle addizionali regionali differenziate sulla base degli scaglioni di reddito IRPEF con la precedente articolazione in quattro scaglioni.

Regime forfettario:

La soglia di reddito da lavoro dipendente (o redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente) che preclude il regime forfetario passa a 35.000 euro. Inoltre, il regime forfetario non è applicabile se, nell’anno precedente, sono stati percepiti redditi di lavoro dipendente e a questi assimilati, eccedenti l’importo di 30.000,00 euro (35.000 euro solo per il 2025 riferendosi a quelli percepiti nel 2024). La soglia non deve essere verificata se il rapporto di lavoro è cessato. 

Web tax:

Per la web tax è stato previsto che saranno soggetti passivi dell’imposta tutti i soggetti esercenti attività di impresa che realizzano ricavi derivanti dai servizi digitali (vige sempre la soglia minima di 750 milioni di euro). Viene introdotto l’obbligo di versamento, entro il 30 novembre, di un acconto pari al 30% dell’ammontare dell’imposta dovuta per l’anno solare precedente (determinata applicando il 3% sull’ammontare dei ricavi tassabili). Il versamento del saldo deve essere effettuato entro il 16 maggio.

Tassazione di criptoattività:

Mentre, per le crypto, l’aliquota rimane al 26% per poi passare invece dal 2026 al 33% ed eliminando la soglia di esenzione pari a 2.000 euro.

Rivalutazione terreni e partecipazioni:

Possono formare oggetto di rivalutazione le partecipazioni possedute dal 1° gennaio di ciascun anno, purché, entro il termine del 30 novembre del medesimo anno, si versi un’imposta sostitutiva del 18%.  Analogamente, entro il 30 novembre di ciascun anno, i contribuenti possano optare mediante pagamento di un’imposta sostitutiva per la rivalutazione dei terreni edificabili e con destinazione agricola posseduti alla data del 1° gennaio dello stesso anno.

Fringe Benefit:

Per il 2025, 2026 e 2027 viene alzata la soglia di non imponibilità dei fringe benefit. La soglia è pertanto ora pari a:

  • – 1.000 euro per tutti i dipendenti;
  • – 2.000 euro per i soli lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico.

IMMOBILI

Recupero edilizio:

È introdotto un regime transitorio che prevede per i proprietari (o per i titolari di diritti reali) che adibiscono l’unità ad abitazione principale:

  • – Un’ aliquota del 50% per le spese sostenute nel 2025, massimo di spesa di 96.000 euro;
  • – Un’ aliquota del 36% per le spese sostenute negli anni 2026 e 2027, massimo di spesa 96.000 euro.

Per tutti gli interventi eseguiti su unità immobiliari diverse dall’abitazione principale valgono invece le seguenti aliquote:

  • – 36% per le spese sostenute nel 2025;
  • – 30% per le spese sostenute nel 2026 e 2027.

 

Interventi di riduzione del rischio sismico (sismabonus) / Interventi di riqualificazione energetica (ecobonus):

Sono prorogati nelle seguenti misure:

  • – per le abitazioni principali l’aliquota del 50% per le spese sostenute nel 2025, 36% per quelle sostenute negli anni 2026 e 2027;
  • – per le unità immobiliari diverse dall’abitazione principale l’aliquota del 36% per le spese sostenute nell’anno 2025, 30% per quelle sostenute negli anni 2026 e 2027.

 

AGEVOLAZIONI

IRES premiale:

È prevista un’aliquota ridotta della quale occorre anzitutto accantonare ad apposita riserva almeno l’80% degli utili dell’esercizio in corso al 31.12.2024. Un ammontare non inferiore al 30% dei suddetti utili accantonati, e, comunque, non inferiore al 24% degli utili dell’esercizio in corso al 31.12.2023, deve essere destinata a investimenti relativi all’acquisto, anche mediante leasing, di beni strumentali nuovi (beni materiali e immateriali 4.0, beni oggetto del credito d’imposta transizione 5.0).

Gli investimenti devono essere di almeno 20.000,00 euro e devono essere realizzati a decorrere dall’1.1.2025 sino alla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2024 (il 31.10.2026, per le società il cui periodo d’imposta coincide con l’anno solare).

Viene inoltre richiesto che nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2024:

  • – il numero di ULA non sia diminuito rispetto alla media del triennio precedente (2022-2024);
  • – siano effettuate nuove assunzioni di lavoratori dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato che costituiscano un incremento occupazionale in misura pari almeno all’1% del numero dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato mediamente occupati nel periodo d’imposta in corso al 31.12.2024 e, comunque, in misura non inferiore a un lavoratore dipendente con contratto di lavoro a tempo indeterminato.

È inoltre previsto che l’impresa non deve aver fatto ricorso, nell’esercizio in corso al 31.12.2024 o in quello successivo (quindi nel 2024 o 2025), all’istituto della cassa integrazione guadagni.

 

Credito d’imposta per investimenti 4.0:

È abrogato per il 2025 il credito d’imposta per investimenti in beni immateriali 4.0. Per il credito d’imposta relativo agli investimenti in beni materiali 4.0 effettuati dall’1.1.2025 al 31.12.2025 (o nel termine del 30.6.2026) è prevista l’introduzione di un tetto massimo di spesa pari a 2,2 miliardi di euro, con necessità di presentare apposite comunicazioni al GSE. Vige l’ordine cronologico di presentazione delle domande.

 

Credito d’imposta transizione 5.0:

Il credito d’imposta può essere riconosciuto, in alternativa alle imprese, alle società di servizi energetici (ESCo) certificate da organismo accreditato per i progetti di innovazione effettuati presso l’azienda cliente.

Viene alzata l’aliquota del primo scaglione fino a 10 milioni di euro riducendo quindi gli scaglioni da tre a due.

Il credito d’imposta è quindi pari al:

  • – 35%, per la quota di investimenti fino a 10 milioni di euro;
  • – 5%, per la quota di investimenti da 10 a 50 milioni di euro.

 

Con riferimento agli impianti fotovoltaici:

 

  • – viene incrementato al 130% del costo per i moduli fotovoltaici con efficienza di modulo almeno pari al 21,5%;
  • – viene incrementata la base di calcolo, dal 120% al 140% del costo, per i moduli fotovoltaici con celle con efficienza di cella almeno pari al 23,5%;
  • – viene incrementata la base di calcolo, dal 140% al 150%, del costo per i moduli composti da celle bifacciali ad eterogiunzione di silicio o tandem con efficienza di cella almeno pari al 24%.

Viene consentita la cumulabilità con:

  • – il credito d’imposta per investimenti nella ZES unica Mezzogiorno (anche con l’agevolazione per il settore agricolo) e nelle ZLS;
  • – altre agevolazioni finanziate con risorse da fonti europee, a condizione che il sostegno non copra le medesime quote di costo dei singoli investimenti del progetto di innovazione.

Tali modifiche si applicano retroattivamente anche per gli investimenti effettuati dall’1.1.2024.

 

Super deduzione nuove assunzioni:

Viene prorogata per il 2025, 2026 e 2027 della super deduzione per le nuove assunzioni di personale a tempo indeterminato.

 

Credito d’imposta per la quotazione delle PMI:

Il credito d’imposta per le spese di consulenza relative alla quotazione delle PMI viene prorogato fino al 31.12.2027.

I limiti di spesa sono pari a 6 milioni di euro per l’anno 2025 e a 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027.

 

Nuova Sabatini:

Viene rifinanziata fino al 2029.

 

Credito d’imposta per investimenti nella ZES unica Mezzogiorno:

Il credito d’imposta per investimenti nella ZES unica Mezzogiorno viene riconfermato nel 2025. Sono agevolabili gli investimenti effettuati dall’1.1.2025 al 15.11.2025. La procedura per l’accesso è la medesima a quella dell’agevolazione 2024 per l’ottenimento del credito, ma:

  • – l’ammontare delle spese ammissibili che prevedono di sostenere va comunicato all’Agenzia delle Entrate dal 31.3.2025 al 30.5.2025;
  • – inviare dal 18.11.2025 al 2.12.2025 (sempre all’Agenzia delle Entrate) una comunicazione integrativa riguardante l’avvenuta realizzazione entro il termine del 15.11.2025 degli investimenti indicati nella comunicazione originaria presentata.

 

Credito d’imposta ZES unica Mezzogiorno per il settore agricolo:

Confermata anche per il 2025, stesse tempistiche di quella non agricola.

 

Sport bonus

Per interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e per la realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche, si applica, limitatamente ai soggetti titolari di reddito d’impresa, anche per l’anno 2025, un credito d’imposta nel limite complessivo di 10 milioni di euro (in tre quote annuali di pari importo, in compensazione, mediante il modello F24).

 

Credito d’imposta ristrutturazione alberghi:

Viene prorogato dal 31.12.2024 al 31.10.2025 il termine ultimo per la conclusione degli interventi agevolati.

A seguito delle modifiche apportate, è quindi riconosciuto agli operatori turistico-ricettivi un credito d’imposta fino all’80% delle spese sostenute per gli interventi realizzati dal 7.11.2021 e fino al 31.10.2025. Analoga proroga è prevista ai fini del relativo contributo a fondo perduto.

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Commissione Europea: bis per Von der Leyen https://agemed.eu/news/notizie-europa/commissione-europea-bis-per-von-der-leyen/ https://agemed.eu/news/notizie-europa/commissione-europea-bis-per-von-der-leyen/#respond Fri, 19 Jul 2024 15:12:28 +0000 https://agemed.eu/?p=6031 Con 401 voti favorevoli (ovvero 40 in più di quelli... Leggi tutto »

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Con 401 voti favorevoli (ovvero 40 in più di quelli necessari per essere confermata) Ursula von der Leyen ha ottenuto dall’Europarlamento il via libera per un secondo mandato, dopo quello appena conclusosi.

 

Decisivo l’appoggio dei Verdi, che pur non entrando nello schema di maggioranza, che si basa sul nucleo (capace di apportare in linea teorica 401 voti) rappresentato da Popolari – PPE, Socialisti- S&D e Liberali/riformisti – RENEW, in pianta stabile, hanno aderito al voto di fiducia con i propri 53 seggi allo scopo di garantire al Presidente uscente i voti necessari a scongiurare la necessità di un appoggio da destra (Conservatori e riformisti – ECR): proprio questo dunque ha consentito alla nuova Commissione di ottenere il via libera, in quanto alla fine sono risultati oltre 50 i franchi tiratori appartenenti ai 3 gruppi che sostenevano la candidatura della Von der Leyen.

 

Per quanto riguarda l’Italia, fanno parte della maggioranza europea Forza Italia (in quota PPE), Partito democratico (S&D) e Europa Verde (Green).

 

Hanno votato contro la riconferma dell’esecutivo la Lega (come ampiamente preannunciato) membro del gruppo dei Patrioti europei, ed anche Fratelli d’Italia (ECR).

 

Il partito di maggioranza al governo in Italia ha deciso all’ultimo di non garantire sostegno, ufficialmente perché l’appoggio dei Verdi avrebbe messo al riparo la Von der Leyen da qualsiasi rischio legato ai franchi tiratori, ma anche in quanto ha valutato come eccessivamente sbilanciato a sinistra l’accordo di governo (nonché la piattaforma programmatica, a partire dal green deal).

 

Per la prima volta, Italia fuori dalla maggioranza di governo UE, e per la prima volta il partito di un presidente del consiglio in carica vota contro l’elezione di un presidente della Commissione.

 

Al netto di ciò, nel discorso seguito alla rielezione, la Von der Leyen ha sottolineato diverse priorità che guideranno l’azione del suo secondo mandato:

  • – Il Green deal diventa Industrial Clean deal, con un approccio meno rigido e maggiormente attento alle esigenze del comparto industriale europeo, che coniughi gli obiettivi climatici (innalzata al 90% la soglia della riduzione dele emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, da raggiungere entro il 2040) al sostegno delle realtà imprenditoriali per un accesso economico, sostenibile e sicuro ad energia e materie prime green (previsto un meccanismo comune di acquisto di idrogeno e materie prime critiche, sulla scorta di quanto fatto con il gas);
  • – Maggiore attenzione alle politiche di difesa, con l’istituzione di una Commissione ad hoc e la spinta verso la creazione di vere e proprie economie di scala nel settore, allo scopo di evitare duplicazioni e consentire al comparto di crescere in maniera sostenuta;
  • – Rafforzamento della sicurezza, con un nuovo ruolo dell’Europolice;
  • – Creazione di un vero e proprio fondo europeo di sviluppo (che coinvolga anche la BEI), nonché incremento degli sforzi per garantire una sempre più stretta unione dei capitali (da intendersi come unione bancaria e coordinamento delle attività connesse ai fondi di investimento privati), allo scopo di garantire quella capacità di investimento pubblico-privata in grado di riaccendere l’industria europea e farle recuperare il gap evidenziato negli ultimi anni nei confronti dei competitori più agguerriti (USA e Cina in primis)
  • – Istituzione di una Commissione per il Mediterraneo, che affronti la tematica dei flussi dall’Africa e al contempo sia motore di uno sviluppo integrato, che tenga in considerazione le dinamiche dei Paesi di provenienza e cooperi allo sviluppo degli stessi, con investimenti e progetti mirati;
  • – Aumento delle guardie di frontiera e costiere da 10.000 a 30.000 unità;
  • – Commissario per la semplificazione burocratica

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Italia e pareggio di bilancio: dal MEF un impegno presente con vista futuro https://agemed.eu/news/pareggio-di-bilancio/ https://agemed.eu/news/pareggio-di-bilancio/#respond Fri, 12 Jul 2024 09:28:27 +0000 https://agemed.eu/?p=6026 L’obbligo di pareggio di bilancio, dettame inserito nel 2012 negli... Leggi tutto »

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L’obbligo di pareggio di bilancio, dettame inserito nel 2012 negli articoli 81, 97, 117 e 119 della Costituzione dall’allora Governo Monti, è sempre un tema attuale, e il titolare del dicastero di via XX Settembre, Giancarlo Giorgetti, ha rimarcato quanto il raggiungimento di tale obiettivo sia al centro delle politiche dell’esecutivo.

Difatti, l’eccessivo debito pubblico è di ostacolo ad una crescita italiana più sostenuta, a causa degli interessi sul debito che ogni anno frustrano i tentativi di accelerazione dell’economia nazionale con riguardo al PIL, malgrado gli altri indicatori (ed in generale i fondamentali economici del sistema Italia) risultino positivi.

Il ministro dunque ha citato il Piano strutturale di bilancio – da approvarsi entro l’estate – come strumento propedeutico al rispetto della normativa europea in materia fiscale e, negli auspici del Governo, al raggiungimento di un “livello del saldo primario strutturale coerente con una significativa riduzione del rapporto debito/PIL negli anni seguenti”, andando poi a sottolineare con forza la necessità di uscire dalla condizione cronica di Paese ad alto debito e rischioso per i mercati finanziari, fattore che comporta interessi più alti rispetto a quelli di altri Paesi UE, con conseguenze notevoli per le imprese, costrette ad affrontare costi più alti per potersi finanziare rispetto alle controparti europee, obiettivo alla portata attuando “semplicemente una seria politica di controllo della dinamica della spesa pubblica e di miglioramento dell’efficienza del prelievo fiscale”.

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Transizione 5.0 al rush finale https://agemed.eu/news/notizie-italia/transizione-5-0-al-rush-finale/ https://agemed.eu/news/notizie-italia/transizione-5-0-al-rush-finale/#respond Tue, 09 Jul 2024 12:34:36 +0000 https://agemed.eu/?p=6022 Il decreto attuativo transizione 5.0, che andrà a garantire la... Leggi tutto »

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Il decreto attuativo transizione 5.0, che andrà a garantire la piena operatività della misura, è stato trasmesso nei giorni scorsi alla Corte dei conti per le verifiche contabili.

La magistratura economica dovrà dunque dare il via libera al Ministero competente, quello del Made in Italy, che poi dovrà licenziare un provvedimento che stabilirà termini e modalità di avvio per la fruizione del credito (secondo alcune ipotesi ventilate dal Ministro Urso, ciò potrebbe avvenire verso la metà di Agosto).

Nel frattempo, si è ben delineato l’elenco dei documenti e delle attestazioni che dovranno essere prodotti dall’impresa non solo per effettuare la richiesta di accesso al tax credit, ma anche per soddisfare l’esigenza di monitoraggio (da parte del GSE) durante l’investimento e per la certificazione ex post.

Documenti ex ante

  • – comunicazione preventiva con le informazioni sul progetto, 
  • – certificazione ex ante (una perizia asseverata) sugli obiettivi di risparmio energetico

Documenti durante l’investimento

  • – comunicazione intermedia riguardante gli investimenti in cui attesta che almeno il 20% di quanto previsto è stato speso.

Documenti ex post completamento investimento

  • – una comunicazione di fine lavori;
  • – un’attestazione del rispetto degli obblighi PNRR (tra cui il vincolo DNSH);
  • – una certificazione energetica ex post (asseverata) che attesti che le previsioni contenute nella certificazione ex ante sono state rispettate;
  • – una perizia asseverata che attesti il collegamento al gestionale aziendale o alla rete di forniture;
  • – una certificazione contabile che attesti che le spese sono state effettivamente sostenute 

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La via dell’idrogeno e il ritardo italiano https://agemed.eu/news/la-via-dellidrogeno-e-il-ritardo-italiano/ https://agemed.eu/news/la-via-dellidrogeno-e-il-ritardo-italiano/#respond Mon, 08 Jul 2024 16:24:05 +0000 https://agemed.eu/?p=6018 Il governo ha presentato alla Commissione Europea il nuovo PNIEC... Leggi tutto »

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Il governo ha presentato alla Commissione Europea il nuovo PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’energia e il clima) ossia lo strumento, obbligatorio per tutti gli Stati membri UE, di previsione riguardo politiche e misure per il raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici al 2030. Il Piano italiano, presentato nel 2020 ed aggiornato una prima volta nel 2023, è stato oggetto di consultazione pubblica nel secondo trimestre del 2024 per poi essere infine presentato all’esecutivo comunitario nel mese di Giugno.

Tra i vari dossier che compongono il PNIEC, quello dedicato all’idrogeno sembra scattare una fotografia che rischia di sottostimare largamente i reali fabbisogni nazionali, tenuto conto della problematica relativa ai settori hard-to-abate, ossia quelli per cui una riconversione dai fossili appare ardua, e di quei settori (trasporti pesanti) in cui l’elettrificazione non è un’opzione efficace. Difatti, per l’Italia è stato stimato un consumo totale, da qui al 2030, di 0,252 milioni di tonnellate, di cui 0,115 milioni di tonnellate per utilizzi industriali e 0,137 per i trasporti.

Uno studio del Politecnico di Milano, tuttavia, ha evidenziato come questi settori abbiano bisogno di circa 7.5 milioni di tonnellate di idrogeno, in larga maggioranza per l’industria (5.4 milioni) e poi per la mobilità sostenibile (circa 2 milioni).

Appare dunque evidente come vi sia un delta molto evidente tra le diverse previsioni, specchio probabilmente del fatto che in Italia ancora non è stata pubblicata una strategia nazionale, fattore di incertezza non da poco.

Il rischio è quello di navigare a vista, senza essere coraggiosi e senza pianificare sul medio-lungo periodo, stante anche l’oggettiva non concorrenzialità dei prezzi dell’idrogeno verde rispetto a quelli derivanti da petrolio e gas (nonché rispetto ai fossili stessi) ostacolo alla strutturazione di interventi di un certo spessore, che necessiterebbero estesi interventi di sostegno pubblico, ed il mancato indirizzo per quanto riguarda la strutturazione di una filiera nazionale che faccia capo ad una configurazione ben delineata (hydrogen valleys, produzione centralizzata, produzione decentrata, etc.), potenziale fattore di debolezza per quanto riguarda la capillarità della svolta legata all’idrogeno.

Idrogeno verde, bio-idrogeno, idrogeno da estrazione sono tutte tipologie di idrogeno (diverse da quello grigio) su cui l’UE punterà molto, in particolar modo la prima, legata all’elettrolisi (e anche su questo aspetto l’Italia arranca, con pochi progetti sugli elettrolizzatori, e come detto con pochi incentivi), e la seconda, che ha il pregio non solo di evitare il ricorso a fonti inquinanti ma, derivando dalla lavorazione delle biomasse, concorre alla riduzione dei gas serra immessi in atmosfera, con un duplice effetto positivo (ma deve superare la concorrenza del biometano).

Dunque, appare chiaro come il futuro dell’idrogeno in Italia passi da maggiori incentivi, definizione di una strategia concertata a livello nazionale e più progetti di elettrolizzatori, per combattere il caro prezzi dell’idrogeno verde, la mancanza di infrastrutture e costruire una vera filiera.

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